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11 aprile, 2013

Aria strana su Inter-Roma

Il giorno in cui il Prefetto di Roma minaccia di far giocare un eventuale derby di Coppa Italia «a porte chiuse oppure altrove» è anche il giorno in cui gli interisti – prima Moratti, poi Rocchi, domani riesumeranno Mancini? – continuano a piangere. A scagliarsi contro il sistema. Loro, presunte vittime di un Palazzo marcio che in passato – vedi alla voce campionati 2007/08 e 2009/10 – gli ha consentito di mettersi in saccoccia un paio di scudetti. Fate uno più uno. Domanda: cosa preferirebbe chi non è romanista, oggi? Una finale tra Lazio e Inter, ripagata così dei torti di una stagione che vede i nerazzurri giustamente nelle retrovie, oppure un derby, che pure giocandolo alle 6 del mattino sarebbe sempre un derby che varrebbe una Coppa, dunque la Storia, dunque tutti i rischi che ne deriverebbero, prima e dopo? Non si tratta di fare dietrologia becera ma di avvisare chi deve essere avvisato che la semifinale del 17 aprile a Milano dovrà essere giocata undici contro undici, non dodici contro undici o quattordici. O sedici. O diciassette, col quarto uomo. Primo indizio. Ieri il prefetto Giuseppe Pecoraro ha fatto capire che Palazzo Valentini, e non solo Palazzo Valentini, teme il peggio. Dopo aver promesso che il derby non si giocherà più di notte (e non sarà contenta la Rai) e dopo aver minacciato lo spostamento ad altra data perché il 26 maggio ci sono le elezioni comunali, ora avverte: «I provvedimenti che prenderemo potranno dare una mano a normalizzare la situazione. Possono essere un segnale per le tifoserie e se non dovessero bastare pensiamo a misure più drastiche». Quali? «Porte chiuse o gare altrove. E questo sarebbe un danno grave per tutti i tifosi». Tra l’altro, per la cronaca, sull’ipotesi minore, quella di un rinvio ad altra data, si era espresso in tarda mattinata anche il vicepresidente dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, Roberto Massucci: «Si sta valutando ogni possibilità – aveva commentato a margine di un convegno organizzato dalla Federsupporter – con tutti i soggetti interessati. Ovviamente tutti vogliono che le cose si svolgano nel migliore dei modi e con questo spirito si sta valutando ogni opzione». Secondo indizio. Moratti. L’Inter. Detto che se ne riparla abbondantemente qua sotto in pagina, perché a riparlarne è stato l’interistissimo ex capitano della Lazio (uno dei tanti) Tommaso Rocchi, il quadro di insieme è preoccupante per i romanisti e imbarazzante per gli inter(t)risti. Dopo Atalanta-Inter, Moratti ha accusato Gervasoni: «Non credo alla buona fede». Quella dell’arbitro. Forse sarà deferito e forse accadrà in tempo utile – quindici giorni – per non far scattare la prescrizione e far passare così tutto in cavalleria (non come avvenuto per l’affaireMilito-Motta, così, tanto per ricordare quello che non è stato). Però resta il fatto che non passa giorno senza una protesta nerazzurra. D’accordo, Gervasoni sbaglia, concede un rigore all’Atalanta per un inesistente mani in area di Samuel, dimenticando che il momentaneo 2-1 interista è viziato da un contatto sospetto tra Rocchi e Stendardo. E il passato? E i due campionati vinti con l’aiutino? Niente, non valgono più. Valgono le proteste di oggi, però. Quelle che sommate all’allarme rosso per la sicurezza accendono un altro allarme. Quello giallorosso. Niente scherzi il 17 aprile. Ok?

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