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26 febbraio, 2013

«Roma, è scoccata la scintilla»

Una scintilla, una chimica che si è creata. Sembra essere questo il segreto della Roma che è tornata a vincere, a sorridere anche sotto la neve. Un’impressione che si ha dall’esterno, parole che è lo stesso Aurelio Andreazzoli, il timoniere di una nave che pare aver ritrovato la rotta, a pronunciare. Intervenuto ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su Radio1, il tecnico giallorosso all’indomani del successo di Bergamo ha spiegato cosa è cambiato nello spogliatoio: «All’interno di un gruppo di lavoro deve scoccare la scintilla, deve nascere quella chimica senza la quale le cose non funzionano. Forse, nel caso di Zeman, è mancato qualche elemento. Bisogna però anche dire che con Zeman, o in certe partite o all’interno di alcune gare, la squadra ha espresso un calcio meraviglioso come ci ha abituato a vedere nel corso della sua lunga carriera. Ci sono state gare in cui abbiamo annichilito gli avversari. La ricerca dell’equilibrio nel calcio è una prerogativa alla quale non si può rinunciare ma questo non significa non essere propositivi, la Roma continua a ragionare con la porta avversaria come primo obiettivo». E allora su cosa ha messo mano lui dopo il suo arrivo sulla panchina romanista? «Conoscevo benissimo quali erano i problemi da risolvere – dice Andreazzoli – ho messo mano a questi problemi e abbiamo creato un bel gruppo di lavoro, tutti mi stanno aiutando, anche il pubblico romano. E qualcosa ha cominciato a muoversi. E’ una squadra di assoluto valore. Ieri (domenica, ndr) mancavano Totti, De Rossi, Castan e Destro ma i tre ragazzi che abbiamo inserito sono stati i migliori in campo, abbiamo penalizzato 4-5 persone che erano fuori ed erano altrettanto meritevoli di giocare ma questo dimostra che il gruppo è di valore assoluto e così tutto diventa meno complicato». Anche vincere sotto la neve: «Abbiamo raggiunto un risultato importante in un ambiente che forse non era l’ideale per noi, sia per le qualità e le caratteristiche dell’Atalanta, sia per le condizioni del terreno di gioco che sono diventate proibitive. Noi siamo forse più da fioretto che da sciabola, ma ci siamo calati bene nella parte e, come spesso succede, quando ti adatti a una situazione ottieni ciò che vuoi e siamo stati premiati dal risultato finale. E’ mia convinzione che il calcio alla fine sia un gioco, ma anche una cosa molto seria. A volte non va preso troppo sul serio, ma va considerato in tutte le sue peculiarità. Io cerco di fare questo e credo di averlo fatto sia come allenatore per 20 anni sia come “tattico” di altri tecnici negli ultimi dieci anni. Mi sono fatto un’esperienza, delle convinzioni, maturando un’idea di calcio che è la mia e che è un sunto di questi quasi 30 anni di attività come allenatore». Dal collettivo ai singoli, l’analisi di Andreazzoli coinvolge i due giocatori simbolo della gestione incompiuta di Zeman. A cominciare dal portiere: «Se abbiamo vinto con la Juventus è stato anche grazie alla parata importantissima sulla punizione di Pirlo. Ma anche nella gara di ieri (domenica, ndr) ha avuto occasioni per mettersi in mostra, anche nella gestione della gara è inserito sotto l’aspetto tattico. De Rossi ha invece bisogno di tempo, non è stato bene fisicamente e nel calcio moderno, se non sei al top, puoi esprimerti in maniera relativa. Lui è un calciatore di livello assoluto e anche se non sta bene fa la prestazione col cuore e con le capacità tecniche. Ma fra 2-3 settimane tornerà a essere il campione che è sempre stato». Ultime battute sul suo futuro: «La società prenderà le sue decisioni in assoluta tranquillità e io le accetterò. E’ normale che gli interessi sono molti, c’è voglia di stupire, di fare cose eclatanti ma io so che sto lavorando per una società che ha capacità di critica rispetto al lavoro che si fa. Aspettiamo, vediamo, senza nessuna pressione. Io non ho alcuna pressione, godo a fare questo lavoro. E se arrivasse un altro allenatore, non è detto che Andreazzoli non accetti di tornare a fare il “tattico”. Io sono sempre dietro le quinte, sto facendo ora un lavoro diverso, sto svolgendo un ruolo più importante rispetto a prima ma avevo la sensazione di essere importante anche in precedenza». Il Romanista

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