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26 febbraio, 2013

Lo studio del Professor Aurelio

Filed under: campionato — Tag:, , , , , — U.C. @ 11:58 am

«Per cercare di ottenere consenso, occorre rifarci al principio della consapevolezza attraverso il quale si rende cosciente il gruppo dei fini che si vogliono conseguire». Aurelio Andreazzoli applica alla difesa a zona uno dei capisaldi della sua filosofia di calcio, e forse anche di vita. È una parte della tesi del Corso Master 98-99, sostenuto dal tecnico romanista per l’abilitazione ad allenatore professionista di Prima Categoria. A pubblicarne ieri alcuni interessanti stralci – il lavoro consta complessivamente di 28 pagine – è stata direttamente l’As Roma sul suo sito, in un articolo a firma del nostro ex redattore Tiziano Riccardi. Nella tesi, Andreazzoli tratta della «difesa a zona nelle situazioni di palla inattiva». Il tecnico di Massa, ma ormai romano d’adozione, ne illustra i vantaggi. Cita la sua esperienza: su «347 gare giocate, 8 reti incassate» in occasione di situazioni di gioco da fermo. «Una palla inattiva – spiega – ha due possibilità per entrare in rete dopo essere stata calciata: la prima direttamente senza che nessuno possa intervenire o abbia la possibilità di farlo, la seconda dopo che, durante la sua traiettoria, qualcuno le imponga una deviazione. Ma in ogni caso il pallone (che è uno solo) nella traiettoria che disegnerà dal suo punto di partenza rispetto alla porta dovrà attraversare uno spazio. Tutto questo indipendentemente dal numero e dal comportamento degli avversari che non sono da sottovalutare, ma che non sono da porre neppure come primo problema da risolvere». L’ostacolo è convincere la squadra a marcare a zona: «Per cercare di ottenere consenso occorre rifarci al principio della consapevolezza attraverso il quale si rende cosciente il gruppo dei fini che si vogliono conseguire. È alla lavagna, in ambiente favorevole alla concentrazione, che si comincia ad evidenziare i principi verso i quali l’allenatore orienta le scelte, motivandoli, criticando gli aspetti negativi che li rendono inefficaci, puntualizzando quelli che li esaltano e, infine, chiedendo fiducia e tempo. Fiducia che si basa sulle esperienze vissute e tempo per verificare che i risultati derivanti dalle metodiche di allenamento prima e dalle gare poi dimostrino la loro bontà». L’arma è sempre la stessa: il dialogo. Non è un punto di poco conto, dimostra che Andreazzoli è sempre stato convinto della necessità di instaurare un rapporto di fiducia con i suoi ragazzi. Ragionava così già nel 1999, quando forse avrebbe solo sognato di allenare un giorno la Roma e mai avrebbe pensato di essere etichettato da questa piazza come l’amico dei calciatori oppure – peggio – come un lasciapassare per l’anarchia. Difendendo a zona, ci sono esigenze precise : «Dal momento che parlo di spazi e di traiettorie, viene naturale pensare che, per meglio occuparli e meglio intercettare la palla, ci sia bisogno del maggior numero possibile di uomini. (…) Una delle obiezioni potrebbe essere che questa partecipazione totale risulti un invito per gli avversari che faranno così partecipare un maggior numero di giocatori alla ricerca della palla traendone vantaggio. Io penso invece che questa ulteriore partecipazione possa risultare sfavorevole a chi esegue la battuta perché lo porrebbe nella condizione di aggravare il proprio già precario equilibrio difensivo se, successivamente alla perdita del possesso, dovesse subire un attacco a spazi necessariamente mal presidiati». Esistono delle regole. «Uno: tutti, partendo dalla propria posizione, si concentrano sulla ricerca della palla con movimento in avanti e in diagonale, senza indietreggiare ad esclusione (…). Due: ci si muove dopo che la palla è partita. Rispetto delle posizioni di partenza e dei compiti assegnati. Tre: occorre evitare l’anticipo che risulta il “pericolo numero uno”, con un attento lavoro sui tempi di gioco. Quattro: mai si è fuori dal gioco e dai compiti assegnati fin quando il possesso non è riconquistato oppure la palla non è allontanata Il Romanista

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