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15 febbraio, 2013

Lamela: «Champions, ci credo»

Filed under: Interviste — Tag:, , , , , — U.C. @ 11:47 am

Lamela ricomincia da 11. Che non è poco. Anche in un 2013 fin qui orribile, la Roma che si prepara con tante incognite alla partita contro la prima della classe, può poggiare su alcune certezze. Sicuramente Totti, ma quello è un discorso a parte perché Francesco c’è stato e c’è da sempre. E poi c’è anche Erik, che avrà pure avuto un passaggio a vuoto piuttosto lungo dopo l’infortunio patito a novembre contro il Torino, ma che è comunque il miglior marcatore della Roma con le sue 11 reti in campionato (lo stesso numero di Osvaldo). Ne parla l’attaccante giallorosso nel corso di una intervista a Goal.com nella quale analizza brevemente il momento romanista e le prospettive: «Finora non siamo stati in grado di esprimerci come vorremmo noi e i tifosi. Dobbiamo cominciare a vincere con più continuità e credere davvero in quanto siamo forti, solo così potremo raggiungere la Champions League». Un obiettivo che oggi, guardando la classifica, sembra pura fantasia. Ma è comunque segno di un giocatore che non ha mollato la presa e che guarda avanti: «A livello personale sono soddisfatto di quanto sto facendo. Devo continuare così, non devo fermarmi. La Nazionale? Spero che arrivi un’altra convocazione. E’ il mio sogno, devo solo continuare a giocare bene e aspettare che arrivi la chiamata». E giocare bene è più facile se al fianco c’è un certo Francesco Totti: «Lui è un giocatore di classe mondiale ed è da giocatori del suo calibro che impari a giocare bene al calcio. Ogni giorno cerco di imparare qualcosa da lui». Totti, ma non solo. Lamela sottolinea anche l’importanza di un altro compagno di squadra, il cui lavoro a volte passa inosservato: «Bradley è un giocatore importante per noi. Dà sempre una grande spinta in campo. Giocatori come lui aiutano a caricare la squadra». Per fare una grande squadra servono entrambe le tipologie di giocatore: i Totti e i Bradley. Anche se l’idolo di Erik resta Lionel Messi: «Ovviamente mi piace molto. Merita il Pallone d’Oro perché è il miglior giocatore del mondo. Come persona inoltre è molto umile sia in campo sia fuori». L’ultima battuta è sul futuro, che vede ancora tinto fortemente di giallorosso: «Mi piacerebbe giocare in uno stadio di proprietà della Roma, per noi ma soprattutto per i nostri tifosi. Naturalmente poter giocare in uno stadio nuovo e di proprietà porterebbe benefici all’intera Serie A». Quello sarà il futuro, intanto il presente dice che domani c’è la Juventus e la Roma non ci arriva certamente al meglio. Lamela però segnali di riscossa li ha già dati. Il momento no del “Coco” sembra essere alle spalle, la prestazione dell’ultimo turno a Marassi è lì a dimostrarlo. Anche nell’ennesima domenica storta della Roma, anche nel giorno della decima sconfitta, lui si è salvato. Di più, ha brillato, si è distinto, risultando il migliore. E non unicamente per i gol: erano due, uno glielo hanno concesso, l’altro no. Quello che più di tutto ha favorevolmente impressionato è stata la sua voglia, il suo desiderio di restare fino alla fine attaccato ad una partita che stava scivolando via dalla parte sbagliata. Si è rivista la sua cattiveria agonistica, la sua tigna, quella che fa la differenza tra un talento e un grande giocatore. Quello che Erik sta diventando. Dopo la prima enigmatica stagione italiana, tra qualche lampo e tanti vuoti, da lui ci si aspettavano risposte. Molte, pur tenendo conto delle difficoltà di tutta la squadra, sono arrivate. In chiave realizzativa, tanto per cominciare. Si temeva che il gol non fosse proprio nelle sue corde. Invece ha dimostrato di saper segnare, e pure tanto. E di sapersi adattare praticamente in tutti i ruoli dell’attacco. Arrivato in Italia dal River principalmente come trequartista, si è trovato a fare la punta nel tridente con Luis Enrique. 4-3-3, come con Zeman, ma interpretazione tattica completamente differente. Molto più centrale con lo spagnolo, molto più esterno col boemo. Ci ha messo un po’ a capire cosa fare, poi ha cominciato a farlo. E per qualche settimana è stato devastante. Domenica altro cambiamento, nuova posizione: esterno di centrocampo nel 3-4-1-2 della prima di Andreazzoli. Qualche inevitabile sbavatura dietro, ma pienamente promosso. Domani forse la Roma riproporrà lo stesso assetto. O forse no. Magari cambierà ancora volto, tornando alla difesa a 4, magari allo spallettiano 4-2-3-1. Erik nei tre dietro l’unica punta ci può giocare alla grande, stesso discorso se dovesse essere scelto uno schieramento ad albero di Natale, oppure il 4-3-1-2. Il modulo non pare essere un problema per Lamela. A patto che sia il vero Lamela. Quello di Genova, quello delle sei partite di fila a segno. Insomma, il miglior Lamela contro la migliore squadra del campionato. Che a dire il vero non gli porta granché bene. La scorsa stagione i due match contro i bianconeri in casa loro sono stati forse i due momenti più bassi di Erik. Espulso in Coppa Italia per il fallo su Chiellini che lo aveva provocato, squalificato con la prova tv in campionato per lo sputo a Lichtsteiner , per non parlare dei sonori ko subiti. Ma era a Torino, e stavolta si gioca all’Olimpico e può essere un’altra storia. Domani sera serviranno una Roma molto più Roma, quella che non si vede da troppo, e un Lamela molto più Lamela. Quello di Marassi, tanto per essere chiari. Quello che ricomincia da 11. Il Romanista

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