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8 febbraio, 2013

Il 16esimo tecnico di Totti

In principio fu Vujadin Boskov, giusto il tempo di un paio di partite e di un paio di minuti ma quelli che contano, quelli finali di un Brescia-Roma di inizio primavera, era il 28 marzo 1993, buono per una vittoria per 2-0 ma soprattutto per la storia: l’esordio di Francesco Totti in Serie A. Da quel momento a oggi, il Capitano della Roma (lo sarebbe diventato appena 5 anni più tardi, e questo è un altro record romanista) di allenatori ne ha avuti sedici. Dalla doppia zeta di Mazzone e di Zeman alla doppia A di Aurelio Andreazzoli. Dopo Boskov il secondo allenatore della storia di Francesco è un secondo padre, Carlo Carletto Mazzone (eh eh oh oh): tre anni, tre stagioni, quelli della fioritura, dello sbocciare al sole delle grandi partite, dei grandi gol, della grandi sfide, senza bruciarsi, appassire, rovinare. Francesco Totti, nato per fare calcio, diventa calciatore professionista grazie alle cure e agli insegnamenti di Mazzone, ma poi diventa Francesco Totti – cioè il più grande calciatore della storia di Roma e d’Italia – grazie soprattutto all’incontro con un certo Zdenek Zeman (do you remember?). Le premesse sono le solite chiacchiere (stronzate, pardon): il romano che non lavora soffrirà con l’allenatore dei gradoni, invece è una scintilla. E’ un incendio che non ha ancora smesso di bruciare. Con Zeman Totti diventa Totti (quasi tutto il meglio che c’è in campo) dal punto di vista fisico, della postura, del dinamismo, della reattività. Totti con Zeman diventa il capitano più giovane della storia della Roma, Zeman a Totti affida giustamente tutto. E lui ripaga come può: facendo gol e arte. Ah in mezzo, fra le doppie zeta di Mazzone e Zeman c’è (c’era) stato Carlos Bianchi, ma Carlitos è il tecnico che voleva vendere Francesco Totti alla Sampdoria: non vale la pena aggiungere altro. Dopo Zeman invece c’è Capello (e dopo il duo Liedholm-Sella, giusto per omaggiare e riconoscere la Storia del Barone) che non è amore, ma vittoria. Cinque stagioni, il tricolore, il palcoscenico europeo, il sogno del Pallone d’Oro, le polemiche di Napoli (storielle) la consacrazione di Totti grazie a Totti e a una Roma finalmente grande quanto lui. Dopo sa già di cronaca, l’anno dei quattro allenatori (Voeller, di nuovo Sella, Delneri, Conti) dopo il brevissimo sogno di nemmeno mezza estate di Cesare Prandelli. Poi Luciano Spalletti che è un ciclo, che è un racconto, di 11 vittorie, di gol da Scarpa d’Oro, di infortuni tremendi, di Mondiale, di rinascita, di sogni e di coppe Italia, ma anche di Coppa Campioni (Lione, e Manchester, comunque Manchester…). Spalletti allunga la carriera a Totti, si dice e s’è detto. E’ anche vero. E dopo Spalletti, l’epoca attuale di Ranieri, di Montella, di Luis Enrique che non sembrava amore invece non era un calesse ma proprio amore, fino al ritorno quais al principio alla Zeta di Zeman. Prima della A di Andreazzoli. Allenatori di Francesco Totti. Già, in questo caso, forse il ruolo davvero non vale. Il Romanista

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