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16 gennaio, 2013

Zeman come Luis Enrique: 8 sconfitte, stessi punti

«De Rossi? Ha fatto una grande partita, addirittura eccezionale nel primo tempo. Poi è calato come tutta la squadra nella ripresa. Ha giocato da De Rossi. Per me è sicuramente la sua miglior partita da quando ci sono io. Se gioca sempre così, è difficile che si risieda in panchina», il virgolettato di Zdenek Zeman dopo la vittoria della Roma all’Olimpico contro il Milan, 22 dicembre scorso. È stato di parola, il boemo: De Rossi titolare a Napoli, 6 gennaio, prima partita dopo la sosta natalizia. Prestazione di De Rossi? Ampiamente insufficiente. Alla pari di molti suoi compagni. Solo che a Catania, domenica passata, tra i centrocampisti bocciati al San Paolo solo De Rossi è finito in panchina. Confermato Bradley, promosso Florenzi, Pjanic fuori per squalifica, Tachtsidis di nuovo in campo dal primo minuto perché, come sostiene Zeman, De Rossi non può giocare senza Pjanic. Riassunto del campionato della Roma, con o senza DDR: 8 sconfitte in 19 gare (a Cagliari non si è giocato), 8 punti di ritardo dalla zona Champions e stessi punti di Luis Enrique. Nessuno – società, allenatore e squadra – può e deve sentirsi esente da responsabilità.

LA BOCCIATURA Tornando a De Rossi, che non sia più un titolare lo si sa dal giorno della sua esclusione punitiva contro l’Atalanta in campionato (7 ottobre 2012), con l’accusa di scarsa professionalità. Non è stata la panchina di Catania a scatenare un caso cominciato, di fatto, nella passata estate e acuitosi dopo Juventus-Roma (29 settembre 2012), con un post partita elettrico per le parole di De Rossi («Secondo me si fa del male alla piazza se si pensa allo scudetto. L’ho sempre detto, non penso che siamo una squadra da scudetto») con riferimento diretto al proprio allenatore, pubblicamente convinto delle possibilità tricolori della Roma. E da quella sera, De Rossi si è cucito la bocca. «Mai avuto problemi con Daniele pure se dopo la Juventus ci sono rimasto male per le sue dichiarazioni», la conferma di Zeman al TG1, il 5 dicembre.

LA SOCIETÀ I dirigenti, ieri come oggi, sono al fianco del tecnico, chiamato a due prove-verità contro due ex giallorossi, domani Montella e domenica Stramaccioni. «Zeman sceglie settimanalmente, noi abbiamo scelto Zeman e rispetteremo sempre le sue decisioni. De Rossi ha un contratto che si è meritato in relazione al valore, non è un problema immediato, si allena sempre con professionalità e sarà pronto quando sarà chiamato, speriamo sia sempre utilizzato ma le scelte dipendono dal tecnico», ha dichiarato ieri a Sky l’ad Claudio Fenucci. Un dubbio: che cosa significa «non è un problema immediato»? Che De Rossi è un problema sì, ma non immediato? Zeman, quando sostiene di non scegliere in base ai guadagni dei suoi giocatori, ha tutta la ragione dalla propria parte, ma un dirigente certe bocciature le valuta, anzi ha il dovere di valutarle. De Rossi, che tra squalifiche e panchine sta mantenendo un rendimento negativo (ma chi gioca al suo posto non sta rendendo da Xavi o Iniesta…), per la stagione 2012-13 alla Roma costa 10 milioni di euro lordi, cioè 833 mila euro lordi al mese. Può, un club, permettersi di pagare così tanto una riserva? Forse a questo si riferiva Fenucci, dando una connotazione solo temporale al problema De Rossi. Un problema di facile soluzione, se ci pensate. Basta volerlo risolvere.

Il Messaggero

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