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11 gennaio, 2013

Florenzi: «Zeman mi esalta»

Filed under: Interviste — Tag:, , , , , — U.C. @ 1:19 pm

Il capitano che esordisce in A sostituendo il Capitano, l’eterno ragazzino innamorato del pallone, il centrocampista che sbanca San Siro contro l’antico maestro Stramaccioni. Per raccontare Alessandro Florenzi si potrebbe cominciare scegliendo di seguire una delle sue anime, ma in fondo a tenerle insieme tutte sono sempre le stesse quattro persone: Luciana, Luigi, Emiliano, Ilenia. Madre, padre, fratello, fidanzata. Sono loro a esserci sempre stati e a ricordargli chi è anche adesso che il suo nome è scritto sulla maglia della Roma. E allora per raccontarsi a Tuttomercatoweb Magazine, lui comincia dal luogo in cui tutto ha avuto inizio: «Vitinia, è cominciato tutto lì. In periferia, nei campi polverosi, per strada. Già allora speravo e sognavo di fare della mia passione il mio futuro, il mio mestiere. Mia mamma, Luciana, gestisce il bar del centro sportivo e lì gioco per cinque o sei anni. All’inizio come mezzapunta, poi passo esterno. Poi la Lodigiani, a nove anni, dove resto per due stagioni». A undici anni la scelta, che poi non è veramente tale perché Florenzi dove voleva andare l’ha sempre saputo: «C’era la possibilità di scegliere fra Roma e Lazio. Sono venuto a Trigoria, ho parlato con Bruno Conti, nel suo ufficio: immaginate l’emozione… In quindici minuti avevo già deciso, ma ne sono serviti anche meno». Giovanissimi Sperimentali, il gruppo dei ’91: con lui anche un altro ragazzino destinato a fare strada, Andrea Bertolacci. «Ci allenavamo al Tre Fontane, solo dopo gli Allievi siamo passati a Trigoria, dove vedevo a un passo da me, con la mia stessa maglia, i grandi campioni. Chi in particolare? Beh, pensi alla Roma e pensi al capitano, a Totti: un vero faro, un riferimento». Quando torna a casa, tre persone sono pronte ad ascoltare i suoi racconti: «Mia madre Luciana, mio padre Luigi, mio fratello Emiliano, che ora gioca nel Dragona. A loro sono e sarò sempre grato, sono stati fondamentali per la mia esperienza e per la mia crescita. Hanno fatto tanti sacrifici per farmi diventare quel che sono e ne sono orgoglioso». A loro da qualche anno si è aggiunta anche Ilenia, sempre presente alle sue partite fin dalle giovanili: «Ci siamo conosciuti quando ero all’ultimo anno degli Allievi, da allora è nata una cosa splendida tra di noi. Stiamo pensando di andare a vivere insieme, anche se Ilenia ha due anni meno di me. Diciamo che, in ogni caso, non sarei io a cucinare…». Famiglia e fidanzata sono rimaste i suoi punti di riferimento anche quando il calcio ha acceso i riflettori su di lui: «La vita cambia, non mi nascondo. Adesso mi fermano per strada, mi salutano, mi chiedono foto e autografi, ma non posso che essere felice di questo. Per me è un piacere, con la mia gente, il problema sarà quando non me li chiederanno più». Vitinia, ma non solo. Per Florenzi c’è un cuore che batte nel cuore di Roma: «Il Colosseo. È l’anima della città, la parte più bella della Capitale. Da fuori l’avrò visto migliaia di volte. Dentro? Due anni fa la prima volta. Ci sono passato davanti, come sempre, con Ilenia e ci siamo detti “Ma dentro ci siamo mai stati?’”. È stato un momento magico per entrambi». Del passato nel vivaio c’è una stagione che sarà impossibile dimenticare: «L’anno con mister De Rossi, in cui abbiamo vinto lo scudetto con la Primavera. E poi quella partita, RomaVarese, la finale contro mister Mangia: 2-1, quando sono in Under 21 io e Viviani lo prendiamo ancora in giro per quella partita». Ma fra i tecnici dal passato c’è anche Andrea Stramaccioni, quello che per primo lo ha arretrato dalla trequarti alla cabina di regia quando giocava negli Allievi Nazionali: «Mi sono fatto male in quella stagione, cinque mesi fermo per un infortunio al condilo femorale. Lui è un tecnico che guarda il particolare, che studia tantissimo, che cerca sempre di capire i punti di forza della sua squadra in relazione a quelli deboli dell’avversario. Mi ha aiutato tanto a crescere, poi mi ha anche trasformato da ala a centrocampista». Alla voce delusioni i ’91 della Roma potrebbero aggiungere una lista infinita, Florenzi è stato l’unico a riscattarsi perché è stato anche l’unico a rimanere in Primavera fino all’ultimo anno, eppure se c’è da scegliere sul momento peggiore, non ha dubbi: «La Coppa Italia contro la Fiorentina. Al Franchi abbiamo fatto 1-1, poi all’Olimpico, davanti a trentamila persone, forse ci siamo emozionati troppo e siamo caduti: 1-3 e addio trofeo». In compenso prima della finale di Pistoia contro il Varese era arrivato l’esordio fra i professionisti, «che mi ha ripagato di tanti sacrifici: il 22 maggio 2011, in occasione di RomaSampdoria. Gli ultimi cinque minuti, al posto del Capitano, all’Olimpico. La giornata perfetta». Lo scudetto Primavera, poi il passaggio in prestito al Crotone. «Una delle esperienze più belle della mia vita. C’è gente buona, disponibile, di cuore, aperta. Ho conosciuto dei ragazzi del posto che lì hanno davvero rappresentato la mia seconda casa, come la famiglia Serafini». Anche perché per lui era la prima volta lon tano da casa. «Il ricordo più brutto? A fine agosto la mia famiglia era tutta giù. Poi, da sette che eravamo, improvvisamente mi ritrovo da solo in casa: non conoscevo il posto, la cittàho fatto fatica a dormire i primi giorni, senza i miei e senza Ilenia, ma poi Crotone mi ha abbracciato ed accolto al meglio». L’esordio contro il Sorrento in Coppa Italia: «Come terzino destro. Menichini, il tecnico, aveva bisogno di un uomo, vista l’indisponibilità di Correia e di Ristovski. Mi chiese “te la senti?”. Avrei giocato anche in porta… Con Stramaccioni prima e con De Rossi poi sono nato e cresciuto nei tre in mezzo, sia a sinistra sia a destra. A Crotone, poi, è andata molto bene: undici reti, di cui uno alla prima di campionato, contro il Livorno. È stata una grandissima emozione, dopo quella rete ho ricevuto tantissimi messaggi tra i quali anche quelli del mio agente, Alessandro Lucci, che mi segue da quando ero ancora piccolo. Ho dei grandi ricordi con lui e Alessandro Lelli, sono splendide persone. Quando entri nel giro, col procuratore, ti senti quasi arrivato i primi tempi, ma sono stati bravi a farmi tenere i piedi per terra. Sono una famiglia, per me, nella quale sono entusiasta di essere, un vero punto di riferimento: a loro devo tanto, sul serio, perché sono stati capaci di usare bastone e carota, complimenti e rimproveri sempre al momento giusto». In estate, dopo che le prodezze nel Crotone gli erano valse il premio di miglior giocatore della Serie B insieme a Lorenzo Insigne, la Roma lo ha riportato a casa. «Sabatini mi ha riportato qui perché Zeman voleva avermi in ritiro con sé. Mi conosceva, dopo l’esperienza di entrambi in B: una grande emozione, poter lavorare con Totti, De Rossi, Pjanic, Osvaldo. Provavo da subito ad imitarli, spesso sbagliando però… Che tipo è Zeman? Una persona di poche parole che quando parla, però, è molto molto chiaro. Si fa capire bene e poi il suo tipo di gioco mi diverte ed esalta caratteristiche di giocatori come il sottoscritto». Dal giallorosso, all’azzurro. «Una delle persone che porterò sempre nel cuore è mister Francesco Rocca, il mio primo ct in azzurro: con lui ho esordito in Under 20, in occasione di Italia-Germania. Poi l’Under 21, con Ferrara prima e con Mangia adesso». E poi anche la Nazionale con Prandelli. «Che emozione! ItaliaFrancia, un’amichevole che purtroppo non abbiamo vinto. Però, dentro nel secondo tempo, davvero un ricordo che non se ne andrà mai via. Mi ha reso orgoglioso, ripagato di tanti sacrifici, è stata un’emozione unica per me, per la mia famiglia, per Ilenia, per il mio agente. Per tutti». Al Mondiale in Brasile manca poco più di un anno. «È lontano, sono realista, tengo i piedi per terra… Ok, è un sogno, è chiaro. È il sogno di tutti e chiaramente è anche il mio. Penso al presente, ma sarebbe bellissimo essere lì». Intanto ha cominciato a girare il mondo con la tournée in America: «Una grande esperienza. New York, Boston, Chicago, ora Orlando: essere alla Roma è bello anche per questo». Forenzi non un tipo tecnologia-dipendente, eppure concede qualcosa ai social network: «Adoro interagire coi tifosi e raccontare le mie esperienze, sia su Facebook sia sul mio profilo Twitter. Viaggi? Sono stato a Parigi: bello, bellissimo, voglio tornarci presto. Nel tempo libero mi piacciono musica e cinema: Ligabue, Negramaro e un film, “Grande, Grosso e Verdone”, perché ci recita anche un mio amico». Il Romanista

2 commenti »

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