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19 dicembre, 2012

«Voglio la Roma in Champions per dieci anni»

Tanti obiettivi, ma senza fretta. Parla James Pallotta, il presidente bostoniano della Roma, presentando il nuovo «global Ceo» Italo Zanzi. Punto primo: la Roma deve partecipare alla Champions League, non per una volta ma per dieci anni di fila. Punto secondo: lo stadio si può costruire anche senza una legge dello Stato, anche se sarebbe meglio usufruirne. Punto terzo: non c’è un piano per vendere Daniele De Rossi, ma anche perché non sono arrivate vere offerte. La Roma non è uno «short time goal», un obiettivo a breve scadenza. E Pallotta è un uomo ambizioso, «che non si accontenta fino a quando non arrivano i risultati», ma che sa benissimo— per esperienze di business e sportive—che il tempo non si compra. Per questo ha aggiunto Zanzi alla «squadra invisibile », quella dei dirigenti, per far quadrare i conti in campo e fuori. Il curriculum di Zanzi («Prometto che il nostro impegno sarà maggiore di quello di qualunque altra squadra») è così ricco da poter essere ingombrante: esperienze nella vela (Coppa America), nel baseball (Major League Baseball), nel calcio (Concacaf, la confederazione nordamericana), nel marketing e in campo legale. Non a caso Pallotta parla di «global Ceo» e usa la per lui parola «dirigere». Sarà una bella sfida integrarlo in una dirigenza giallorossa—Baldini, Sabatini, Fenucci, Winterling — così numerosa e così qualificata. «Vogliamo costruire una squadra in grado di competere per la Champions League per i prossimi 10 anni e saremmo dispiaciuti se non dovessimo centrarla quest’anno. Ma lo stesso vale per il prossimo anno e per quello successivo. La squadra è giovane, sta migliorando e lo ha fatto vedere nelle ultime gare in cui ha espresso sprazzi di bel gioco. Investiremo quello che sarà necessario, i piani non dipenderanno dal risultato immediato». Pallotta, però, sa che «per costruire un marchio globale abbiamo bisogno di una squadra competitiva e dovremo vincere sul campo. Quello della Roma era il brand più sottostimato del mondo del calcio». Magari facendosi aiutare da un stadio di proprietà: «Mi sarebbe piaciuto poter fare un annuncio, purtroppo non siamo ancora così avanti. Individuata la location, sfruttando le leggi, pensiamo di poterlo costruire entro i prossimi 5 anni,magari anche prima». Il consigliere Baldissoni, che meglio conosce la burocrazia, chiarisce: «Al di là delle eventuali leggi che potranno facilitare questo percorso è nostra intenzione costruire lo stadio. Non attendiamo sviluppi normativi». E De Rossi? «A dispetto di quello che è stato detto e scritto, non abbiamo intenzione di venderlo. Non abbiamo chiamato nessuno e non abbiamo ricevuto chiamate da nessuno. Ho trovato esilarante leggere queste presunte trattative». Meno divertente è il rapporto mai nato tra Zeman e De Rossi. Corsera

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