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29 novembre, 2012

Idea americana da trasportare a Tor di Valle

Perché se gli americani corrono veloci e cercano di fare le cose sul serio, prima o poi il loro pragmatismo dovrà comunque scontrarsi con la politica e la burocrazia italiana. Intanto il progetto del nuovo stadio romanista si avvicina a una svolta: l’annuncio dell’area dove verrà costruito. Entro dicembre la società vorrebbe rompere gli indugi e ufficializzare quello che in realtà si dice da tempo: la casa della Roma, nelle intenzioni degli americani al timone del club, sorgerà a Tor di Valle al posto dell’ippodromo. Quando? «Sarà pronto nel 2016» stando alle ultime parole del direttore commerciale Christoph Winterling. Ma inaugurarlo anche l’anno successivo sarebbe comunque un trionfo. L’accordo di massima con il (futuro) proprietario dei terreni Luca Parnasi è stato raggiunto. Futuro perché al momento l’area è in possesso del presidente dell’ippodromo Gaetano Papalia che ha già un’intesa firmata per cedere i terreni a Parnasi. Per la stretta di mano pubblica potrebbe presentarsi il numero uno della Roma James Pallotta, segnalato di ritorno a Trigoria prima di Natale. In questi giorni si stanno trattando con i vari advisor gli ultimi dettagli tecnici del «project financing» che accompagnerà la costruzione dell’impianto. Si perché la Roma intende farsi uno stadio a costo zero o giù di lì, vendendo in anticipo i posti di lusso (e magari anche gli abbonamenti) e attraverso una serie di accordi finanziari con le banche e gli sponsor. Uno su tutti: quello che darà il nome all’impianto acquistando a suon di milioni i «naming rights». La progettazione dell’impianto è stata affidata all’architetto americano Dan Meis. Tra i suoi lavori in ambito sportivo c’è lo stadio dei Dallas Cowboys di football, a quanto pare fonte di ispirazione per lo stadio della Roma. La capienza prevista è di 55-60mila spettatori, oltre a tutta quelle serie di strutture e servizi che un impianto moderno deve prevedere. Ristoranti, negozi, museo e quant’altro. L’ad del club giallorosso, Mark Pannes, in questi giorni ha visitato diversi cantieri in Brasile, dove si corre contro il tempo in vista del Mondiale 2016. Gli americani, insomma, hanno le idee molto chiare. Ma presto dovranno fare i conti con l’oste: nelle loro previsioni passerà almeno un anno prima di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e poter posare la prima pietra. L’approvazione della legge nazionale avrebbe aiutato ad accorciare i tempi, ora diventa tutto più complicato. Poi c’è la questione politica: Alemanno vorrebbe lanciare i progetti di Roma e Lazio entro la fine del suo mandato, ha partecipato di recente a una cena con i dirigenti romanisti e i costruttori Parnasi e Toti e ha chiesto pubblicamente di accelerare i tempi. Ma gli americani hanno intrapreso una strada precisa e indipendente, avviata con il contributo dell’advisor Cushman & Wakefield che ha pensato alla selezione e alla scrematura delle aree. Il primo passo è concreto è vicino, poi bisogna allenarsi per la salita. Il Tempo

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