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13 novembre, 2012

Erik, dall’ottovolante a casa

Filed under: campionato — U.C. @ 12:00 pm

Se c’è uno spiraglio nel buio fitto che ha inghiottito la Roma, a tenerlo aperto non può che essere Erik Lamela, non foss’altro perché ha dato prova di essere capace di vincere le tenebre. Il suo colpo di testa in anticipo su tutti ha fatto tornare la luce nel blackout dell’Olimpico: i tifosi invitavano Lotito a pagare la bolletta, lui ha risolto aprendo le acque (letteralmente) in area di rigore per prendersi il gol numero otto in campionato, oltre al primo in un derby che finché è rimasto in campo la Roma non aveva ancora buttato via. Ha guardato il secondo tempo dalla panchina, seminascosto dietro uno scaldacollo che gli lasciava scoperti gli occhi, sacrificato a esigenze tattiche che nemmeno uno come Zeman si è potuto permettere di ignorare. Nei programmi della sera in tv scorrono le immagini della squadra sconfitta per la quinta volta, poi arriva la classifica cannonieri e Lamela è lassù in cima, insieme a Cavani e al coetaneo El Shaarawy. Il paradosso della Roma sta forse tutto qui. Il giorno dopo un derby perso è quasi peggiore del derby stesso: Erik lo ha passato a casa, dove a prendersi cura di lui da un mese e mezzo a questa parte c’è la mamma Miriam, insieme ai fratelli Alex e Brian, compagni di sfide in interminabili partite alla Playstation. Da quando ci sono loro è persino più difficile incontrarlo in giro, esce poco, anche perché tutte le persone importanti (oltre alla famiglia, con lui a Roma c’è anche la fidanzata Sofia) ce le ha in casa. Sono loro i più diretti testimoni della sua metamorfosi. Gli stavano vicini dopo le prime deludenti apparizioni, quando la porta pareva stregata, i tifosi cominciavano a spazientirsi e lui sembrava destinato a vedersi soffiare il posto da Nico Lopez, cui bastava un guizzo per combinare più di quanto aveva fatto lui in un’ora. Gli restano accanto adesso che in un mese ha messo insieme più gol che partite, sette in otto gare per l’esattezza, con tanto di prima doppietta in carriera contro l’Udinese. Difficile non ripensare alle parole di Zeman dopo la prima giornata: «Lopez e Lamela? Nessuno dei due ha capito quello che deve fare, però almeno Nico segna». Due mesi dopo, l’uruguagio è finito nel dimenticatoio, mentre Erik è il capocannoniere della Serie A e l’impressione è che non solo abbia capito perfettamente quello che il tecnico vuole da lui, ma che ormai lo faccia quasi in automatico. Non è stata una svolta improvvisa, segnali di cambiamento c’erano stati già contro la Samp e in parte pure a Torino, anche se la palla ancora non voleva saperne di entrare. Il gol all’Atalanta più che una liberazione sembrava il boato prima della valanga: da lì in poi Erik ha segnato sempre, proprio com’è successo all’altro ’92 a quota otto reti, Stephan El Shaarawy, che prima di infilare la serie che ha settimanalmente salvato la panchina di Allegri, aveva iniziato la stagione con tre passaggi a vuoto. Peccato piuttosto che delle sette partite in cui Lamela ha segnato, la Roma ne abbia vinte solo tre, quasi che i suoi gol vadano oltre il risultato. Un pensiero molto zemaniano, che è anche il motivo per cui anche il buio non è poi così fitto. Il Romanista

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