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23 ottobre, 2012

Osvaldo più gol che presenze

Filed under: campionato — Tag: — U.C. @ 9:53 am

Racconto d’autunno. La sua prima doppietta in giallorosso ha permesso alla Roma di tornare a vincere a Marassi contro il Genoa dopo cinque anni, cinque come i gol che lui ha segnato fin qui in campionato: fra i compagni nessuno ha fatto meglio, in Serie A ci sono riusciti solo Klose e Cavani. Viene da due mesi con più gol che presenze Daniel Osvaldo, impresa rara quando si esce dalle giovanili, e se si aggiungono anche le tre reti realizzate in quattro partite con la Nazionale si arriva a otto su otto. Numeri importanti, eppure non del tutto inaspettati per l’attaccante, che già un anno fa, alla prima stagione di Roma, chiuse i primi due mesi con un bottino di quattro gol, solo che di partite ne aveva giocate sette. L’autunno si conferma dolciastro per Osvaldo, che anche un anno fa si era trovato a dover rispondere alle critiche di chi giudicava eccessivi i diciotto milioni sborsati per riportarlo in Italia dopo la felice esperienza all’Espanyol. «Sono tutte chiacchiere, io penso solo a giocare» disse con un pizzico di rabbia dopo il gol decisivo in casa del Parma. A Genova, invece, alla fine della rimonta che ha portato ai giallorossi la seconda vittoria conscutiva, preferiva spiegare che «oggi in Argentina è la festa della mamma, perciò i gol, tutti e due, sono per la mia mamma», come si leggeva sulla maglia mostrata dopo il 2-2. A chi gli chiedeva se la sua fosse la risposta alle parole pronunciate da Zeman dopo la partita con l’Atalanta ha però risposto senza mezzi termini: «Io non gioco per rispondere a qualcuno, quando si va in campo le parole non contano». E infatti, dopo tutte le parole dette, riferite o inventate nelle due settimane intercorse fra la panchina dell’Olimpico e la doppietta di Marassi, Osvaldo ha lasciato che a parlare fosse direttamente il tabellino. “Don’t go away”, cantavano gli Oasis nella canzone con cui Dani aveva voluto cominciare la sua domenica di gloria su Twitter. Non te ne andare via, più o meno quello che gli ha detto Zeman in estate, quando sembrava che l’attaccante potesse finire sul mercato.

IO E BATI La festa della mamma (e relativa maglietta celebrativa) gli ha fatto mettere momentaneamente da parte l’esultanza con la mitraglia, gesto preso in prestito da Gabriel Batistuta, punto di riferimento oltre che predecessore illustre nella Roma. E se al primo anno di Roma i numeri erano a favore di Batigol, che nell’anno dello scudetto segnò venti gol in ventotto partite contro gli undici in ventisei gare di Osvaldo, nel computo complessivo delle partite in giallorosso, il numero nove può già vantare una media gol migliore di quella del suo modello: 0,53 per Dani contro 0,47 di Bati, abbassata dal rendimento degli ultimi due anni di Roma, in cui mise a segno appena dieci reti in tutto. Osvaldo ha già dimostrato di non avere difficoltà ad andare in doppia cifra, ci è riuscito lo scorso anno nonostante il brutto infortunio che l’ha tenuto fuori per due mesi fra dicembre e febbraio e non è tipo da temere la concorrenza. «Osvaldo è questo» ha detto Zeman a fine gara, per nulla stupito dalla prestazione di un giocatore che ha fatto di tutto per trattenere anche a costo di dover fare i conti con l’abbondanza di centravanti. Il Romanista

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