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14 novembre, 2009

«La legge sugli stadi? Forse nel 2010»

C_3_Media_896886_immagineNei sogni dei Sensi c’erano uno stadio, ristoranti, centri commerciali. In quelli di qualcun altro, anche tremila case su un’area di 150 ettari. Sogni. Rendering, se preferite. Ieri, il deputato del Pd Giovanni Lolli, uno dei padri della riforma sugli stadi italiani, ha chiarito una volta per tutte che il disegno di legge non sarà tante cose. Che non sarà approvato in tempi rapidi dalla Camera, dopo essere passato alla chetichella in Senato. Che non potrà essere la copertura dietro cui si nasconderanno maxi speculazioni edilizie. Che non votarlo significherebbe tenerci stadi «brutti, vecchi e costosi». «La legge – dice il deputato all’agenzia GRT– non è fatta per edificare su centinaia di migliaia di metri cubi. Chi vuole costruire un quartiere lo può fare, ma attraverso le procedure ordinarie. Perché la nostra legge non è concepita per quello». Lolli è quasi costretto a giustificare la bontà di un ddl pensato per ammodernare gli stadi e consentire all’Italia di candidarsi agli Europei del 2016. Mica per gettare cemento su 150 ettari o addirittura su 600, nell’utopico stadio di Claudio Lotito. «Chiusa la votazione sulla Finanziaria, spero che si possa cominciare la discussione della legge in Commissione (Istruzione, ndr). Ma è impossibile pensare di approvarla entro fine anno, perché non c’è nessuna possibilità che la Camera la voti così com’è». E perché mai? «Il testo – sottolinea Lolli – contiene alcune cose che è meglio cambiare. Lavoreremo per imporre dei limiti ben precisi su quanto si potrà costruire attorno allo stadio. Si potrà realizzare l’impianto e tutto quanto può servire per renderlo produttivo, ma non andremo certamente su quelle volumetrie che si sono lette sui giornali». Ma se il ddl era stato votato all’unanimità al Senato, perché bisogna  intervenire, e pesantemente pure, alla Camera? Lolli non lo dice, però si intuisce. Chi a quel testo ci ha lavorato sostiene che concedere delle cubature in regalo era l’unico modo per costruire stadi nuovi. L’ex sottosegretario allo Sport nell’ultimo governo Prodi si limita ad ammettere una parte del problema: «Il clamore suscitato dai progetti di Roma e Lazio, e a quelle volumetrie molto ampie, ha sovrapposto quella discussione alla discussione della legge». Se a Trigoria avessero atteso un altro po’, il testo originario sarebbe passato senza clamore anche alla Camera. Lolli teme che ora salti tutto: «Il rischio c’è sempre, ma sarebbe gravissimo. Mi rifiuto di credere che ci sia qualcuno così “fesso” da pensare che è meglio tenerci gli stadi più brutti, vecchi e costosi d’Europa». Il Romanista

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