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22 marzo, 2009

Renato Zero: «Zero titoli? Caro Mourinho io vedo solo Zero italiani…»

Riproponiamo l’intervista del Corriere dello Sport al grande Renato Zero

Renato, un ritorno in grande stile.
«Tre anni e mezzo dal mio ultimo disco. Sono volati via. Era proprio un anno fa, distratto ma anche ricaricato dall’affetto delle due nipotine Ada e Virginia. Improvvisamente ho avvertito di nuovo l’insopprimibile desiderio di scrivere canzoni». 
Ne sono arrivate addirittura di ciassette, tutte inedite.

«Ho cominciato dal maggio dello scorso anno e ho finito a gennaio. Ho scritto di tutto e di più, cercando e trovando anche nuove sonorità insieme a nuovi compagni d’avventura come Madonia che ha arrangiato il disco. Adesso sono curioso di veder come va» 
Anche perchè, tanto per non farsi mancare qualche problemino e per confermare la sua indole in sofferente, Renato ha deciso di mandare alle ortiche i contratti con le «major» mondiali della distribuzione.

«Sì, mi distribuisco da solo, sono stufo di finire negli ingranaggi delle multinazionali per le quali sei solo merce da piazzare qua e là. Rischio in proprio e punto su di me, come ho sempre fatto».

«Presente», un titolo scelto non a caso.

«Perchè ci sono e voglio esserci, ancora di più, ma stavolta non come nei primi anni Settanta quando dovevo farmi largo a spallate e la mia battaglia solitaria sembrava perdente. Adesso che cavalco il successo da parecchi anni, sono qui anche per dare coraggio ai giovani, ai ragazzi che non trovano spazio da nessuna parte, a chi, come Renatino Fiacchini di tanti anni fa, non vede la luce. Io esorto questi ragazzi ad avere coraggio, a non appiattirsi su quello che gli offre oggi la società magari attraverso la televisione. Coraggio per chi vuole sperimentare, per chi vuol crescere in ogni settore, compreso quello artistico, senza pensare che esistano solo le vie facili e illusorie di un reality show. Oggi che avere 20 anni sembra quasi una punizione io voglio essere accanto a questi ragazzi, perchè no, dar loro la mia storia, individuale e artistica come appoggio, esempio. Perchè si può fare, anche se costa tanto. E vale la pena provarci se uno ha talento, se ha voglia di fare».

Concetto espresso molto chiaramente in alcuni brani del nuovo disco, come «L’Incontro» e «Muoviti » .

« Quando dico giovani, salvatevi, fatevi conoscere, anche noi tempo fa ci regalammo un sogno, niente più vincoli. E’ una libertà vera che oggi si paga a caro prezzo. Facciamo un esempio banale: Si fa cultura alla Scala e nei teatrini off, ma i teatrini off sono in coma e la Scala no».

Passano gli anni ma è sempre un Renato controcorrente, anche se di successo.

« Le strade per arrivare, per farsi conoscere sono infinite, spesso bisogna inventarsele come ho fatto io quando le mie armi erano solo un boa di struzzo, belletto e pail­lettes. E tutti mi guardavano con un certo terrore. Ma ora i miei detrattori di sempre sono in condizioni disperate, con le bombole di ossigeno mentre io vaggio con un cauto ottimismo verso i Sessanta, ho sempre tanti amici intorno che faccio ridere. E ridere fa bene».

Amicizie, amori. Nel disco si torna spesso anche al personale, alle emozioni dei rapporti.

«E’ un’esigenza, d’altronde amici e amori, vecchi e nuovi, convivono in me. E la cosa bella è che non me li levo di torno, neanche quelli antichi, languidi e sfortunati. E tuttosommato questo mi fa piacere » .

Zero trasgressivo. A volte oltre i limiti. Adesso?

«Non rinnego me stesso, anzi. Cosa volete che dica? Vogliamo parlare di sesso? Io penso che ha sempre fatto bene a tutti. Senza sesso non c’è amore. I platonici? I leopardiani? Penso che si traduca tutto in una grande rottura di co glioni e passatemi il termine».

E i sorcini? Che fine hanno fatto i fedelissimi?

«Ci sono sempre, basta vedere le prenotazioni del nuovo disco (170mila prima dell’uscita, ndr). E poi spesso mi capitano episodi curiosi. Del tipo che arriva un ventenne, un nuovo fan che all’epoca non era ancora nato e mi chiede un autografo per la mamma sorcina ma che è già sulla cinquantina. E ancora, mi è capitato di incontrare un magistrato di chiara fama che mi ha preso da parte e in forma quasi carbonara mi ha confessato: “ma lo sai che ero uno dei sorcini più accaniti? Ti seguivo ovunque col motorino quando avevo diciotto anni”. E una direttrice di banca mi ha confessato che ai miei concerti era sempre in prima fila e si strappava i capelli».

Insomma, un successo intergenerazionale.

« Non è un caso che io risponda Presente. Ci sono per chi mi ha seguito fin dall’inizio, ma anche per i ragazzi di oggi che tutte le vicissitudini del primo renato Zero le hanno conosciute solo dai racconti dei genitori o dei fratelli maggiori. Presente per tutti. Stavolta non per affermare solo me stesso e la mia musica, ma anche per essere compagno di viaggio e spalla per chi magari non ha ancora il coraggio di spiccare il volo ».

Ma sono sempre i migliori anni della nostra vita?

«In realtà una delle cose che più mi appaga è sapere che i vostri migliori anni sono quelli che abbiamo passato insieme, cantando e suonando le nostre canzoni, ma non solo le mie, quelle di De Andrè, di Battisti e di tanti altri».

Un rapporto ondivago con la Tivù. L’ostracismo, il successo, il ritorno.
E oggi?

« Mi sembra che la tivù guardi me, ammicca a Renato Zero, proponendo cose che facevo trent’anni fa. Se parliamo di varietà, siamo messi malissimo. Mancano i Walter Chiari, le Bice Valori. Talenti veri. E poi prima la Rai pro duceva tutto in casa, ora delega, importa format improbabili. E pensare che noi italiani siamo i migliori artigiani per antonomasia. Benigni, Piovani, Morricone. Non deve insegnarci niente nessuno, anzi. E invece andiamo a cercare roba di scarsa qualità. E’ deludente per un paese come l’Italia e per la Rai, dover importare programmi televisivi».

Il futuro?

« E’ ancora musica, espressione, arte. Non importa che sia Rakmaninov o Elton John o il grande Piovani di cui parlavo prima. Ai ragazzi dico: nutritevi di musica».

Renato Zero dalla Montagnola, tifoso della Roma come tanti ragazzi del suo quartiere più  o meno cresciuti.

«Romanista da sempre, anche se oggi il calcio è fortemente preda del denaro e degli interessi. La globalizzazione in questo senso ha snaturato questo sport. Per fare un gioco di parole, quando sento Mourihno parlare di zero titoli per questa o quella squadra io dico per esempio che spesso vedo l’Inter con zero ragazzi italiani in campo. Non è un discorso protezionistico, ma di valori, di identità. La Roma è sempre nel mio cuore, gioisco per le sue vittorie, cerco di non deprimermi troppo quando perde. Però il calcio più bello è quello che vedo sui campetti di periferia, quei dodicenni magri come sogliole che sgambettano felici e sognanti dietro un pallone. Non sarà facile neanche per loro arrivare al successo, ma l’essenza vera dello sport come di un percorso artistico è tutta lì, nell’inventarsi con passione, credendo nelle proprie possibilità, la strada di un sogno da realizzare». Forse non è un caso che nella canzone- ninna nanna che chiude il disco, ” Dormono tutti”, in una delle strofe Renato canti così: …

dormono gli elfi, i gatti e i cani, e dormono i gol che farai domani.
Corsport

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