Quattro mesi e tanti dubbi per la Roma che, nonostante un organico di 28 giocatori (29 se si conta anche il quarto portiere Pena), è solo quinta in campionato, a 7 punti dal Milan leader del torneo. Pur essendo nettamente la migliore dell’anno solare, deve inseguire nella corsa scudetto, come accadde proprio nella scorsa stagione. Ma, a guardare quello che è successo fin qui, sembra aver perso alcune certezze del fantastico duello contro Mourinho. Lo confermano le scelte di Claudio Ranieri che chiude il 2010 senza avere una squadra base e non per il turn over inizialmente accennato e in seguito a volte esagerato. Rotazione di assetti e soprattutto di uomini. Dalla notte d’estate della Supercoppa italiana contro l’Inter, dopo Ferragosto, a quella al gelo di campionato contro il Milan, sempre a San Siro, nell’ultimo wekeend calcistico dell’anno che se ne va. In mezzo anche i sei incontri della prima fase di Champions. Mai con la stessa formazione, sempre diversa su ventiquattro match.
La Roma che cambia in ogni partita a gennaio dovrà per forza ritrovare la sua identità di squadra. Perché Ranieri non ha diviso il suo gruppo completo e variegato in titolari e alternative. Cassetti, con 21 presenze dal primo minuto, è stato il più sicuro del posto. Quasi tutti gli altri, sono stati considerati uguali dall’allenatore che ha visto crescere il numero degli scontenti e diminuire la competitività della squadra. Basta pensare alla panchina di Verona, il 4 dicembre scorso, gara da vincere a tutti costi e finita con un pareggio e un’altra doppia rimonta subita, con Pizarro, Totti, Menez e Borriello esclusi in partenza. Quattro big scartati e due punti persi.
Il numero dei giocatori utilizzati diminuirà, per forza di cose, nel 2011: qualcuno dei 29 in organico lascerà Trigoria. Finora Ranieri ne ha impiegati ben 26. Tantissimi. Contando pure le coppe, in 23 hanno giocato almeno una gara dal primo minuto, cioè da titolari: solo Burdisso junior, Baptista e Okaka non hanno avuto questa opportunità e quasi sicuramente gli ultimi due non l’avranno nemmeno nel nuovo anno essendo pronti a trasferirsi altrove.
In campionato Borriello ha più presenze degli altri: 16, una in più di Cassetti, Brighi e Menez. Anche Juan e Totti con 13 hanno avuto il loro spazio, De Rossi, Mexes e Simplicio ne sommano una in meno, subito dietro Riise, Burdisso Senior e Julio Sergio. In tutto sono 12 i giocatori che hanno un numero decente di presenze, ma le 11 del portiere titolare dimostrano quanto la Roma sia stata sempre differente in tutti i settori e anche in un ruolo tanto delicato, in cui hanno avuto la vetrina addirittura in tre.
La Roma, sempre nelle diciassette partite di campionato, ha mandato a segno dieci giocatori (più un’autorete sfruttata). Sono molti, ma andando a dividere le 22 reti, l’equilibrio, soprattutto tra gli attaccanti, salta: 7 gol Borriello, 3 Vucinic, 2 Totti e 1 Menez. Nessuno per Adriano, Baptista e Okaka. Tra i migliori marcatori Simplicio, con 3 reti. Insomma la differenza la fa soprattutto Borriello, centravanti d’area e punto di riferimento anche in Champions, dove ha timbrato altre quattro volte.
Il singolo, insomma, più che la squadra che, come dicevamo sopra, mai la stessa, fatica a riconoscersi. Basta andare a vedere la classifica degli assist: due a testa Totti, Menez, Borriello e, pensate un po’, Mexes. Nella stagione così altalenante del gruppo giallorosso steccano alcuni solisti e altri nemmeno salgono sul palcoscenico: Pizarro e Perrotta non si vedono da tempo, Vucinic sono più le partite che vive a casa, Riise, sempre decisivo nella stagione scorsa pure come realizzatore, deve ancora far centro. Il più propositivo al cross è Menez e si nota in ogni match. Dietro al francese Cassetti e, non ci crederete, Cicinho.
Le 20 reti subite sono tuttora un campanello d’allarme. Burdisso senior, già due espulsioni, non è ancora quello di un anno fa. Nella fase difensiva, classifica delle palle recuperate, davanti all’argentino sono in quattro: Juan, Cassetti, Mexes e De Rossi. Il Messaggero
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