C’è una Roma che non ti aspettavi. E forse non si aspettava nemmeno Claudio Ranieri, l’allenatore dei giallorossi. Abbiamo esaltato Borriello, abbiamo elogiato via via i vari Vucinic, Menez, ora De Rossi, finalmente Totti, insomma i soliti noti. Ma la Roma che sta risalendo pian piano è fatta anche di svariati ignoti, ma a questo punto ex ignoti. E ignoti si fa per dire, ovvio. Ora abbiamo cominciato ad abituarci ad esaltare Greco, ad elogiare via via i vari Cicinho, Baptista, ora e finalmente anche Simplicio. Alcuni di loro la scorsa estate venivano seguiti da Ranieri, ma erano staccati rispetto al gruppo, diciamo, dei titolari o di quelli sui cui inizialmente si puntava di più. Il nome dei nomi di questo sorprendente gruppetto è Leandro Greco. A Trigoria sono sorpresi, si aspettavano di avere davanti un buon calciatore, ma non questo. Per carità, nulla di eccezionale, non parliamo di un fuoriclasse, ma il suo inserimento improvviso e la sua vena mostrata a Basilea, nel derby, con la Fiorentina e magari un po’ meno con la Juve, ha stupito tutti.
E’ stato impossibile piazzarlo in estate, molte squadre non hanno creduto in lui ed è rimasto. Adesso sta giocando e il futuro sembra più roseo, sicuramente per lui e di conseguenza anche per la Roma. Del gruppo fa parte anche Cicinho, pure lui senza futuro romanista tre mesi fa, ora quantomeno è uno dei considerati da Ranieri. E visto il passato, è una notiziona. Cicinho ha giochicchiato e anche benino. A Torino è finito in tribuna: Ranieri ha preferito portare in panchina Rosi (sparito dopo Brescia-Roma), vuole tirare dentro anche lui, piano piano. Il brasiliano sembra un altro, ha superato certi problemi familiari, ha ritrovato il sorriso, parla meno e sogna pochissimo il Brasile, a differenza di prima. Applausi invece a Julio Baptista. Ha vissuto un estate con un mappamondo in mano: meglio qui, meglio di là, forse Milano, Istanbul. Alla fine ha scelto di restare: Rosella Sensi si è molto arrabbiata e qualche tifoso gliel’ha fatta pesare. Lui, sempre silente, sempre iperprofessionista, si è allenato con serietà, ha giocato, ha sbagliato (Parma, il famoso non passaggio a Okaka) e ha fatto bene (il rigore procurato contro la Lazio). E’ uno sempre utile alla fine e magari l’estate prossima si rimetterà in mano quel famoso mappamondo. Infine Simplicio. Siamo andati avanti due mesi a dire: ma che fine ha fatto? Non giocava mai, a volte non trovava posto nemmeno in panchina.
Ora è lì, quasi sempre tra i migliori. Un gol, buone prestazioni. Si diceva: uno come lui in rosa ci può stare e può far comodo. Pian piano, ci siamo arrivati. All’appello come detto manca Rosi, ma è solo una questione di tempo, e Adriano, la scommessa (come si pensava) che non era una scommessa ma una certezza (la convinzione della Sensi). Ma vuoi vedere che alla fine era davvero una scommessa? Per ora persa a metà. Il Messaggero
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