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22 luglio, 2010

Da noi i conti tornano. Al Nord, no

Filed under: vendita società asroma — Etichette: — U.C. @ 11:19 am

feudo padano, l’Atalanta si permetteva di chiudere un bilancio con una perdita secca di 6,5 milioni di euro, «Roma ladrona» si era già imposta da anni la politica dell’austerity. Quando al Nord la Lega sbraita contro gli sprechi della Capitale, farebbe meglio a guardare prima in casa propria. Perché qua a Trigoria si lavora con quello che si ha. Non con le iniezioni di capitale dell’azionista di riferimento. Del Paperon de’ Paperoni di turno che al mattino si alza e caccia dal portafogli il denaro sufficiente a colmare – tanto per dirla alla romana – i buffi. Adesso, la lezione romanista l’hanno imparata pure lassù, nelle roccaforti di Borghezio & Co. La Juve compra se vende, il Milan deve cedere alle offerte fantastiliardarie dell’Inter di Spagna, il Real Madrid. Presto o tardi, la dovranno imparare anche a via Durini. All’Inter. La crociata di Platini sul fair play finanziario costringerà i club europei a un maggiore rigore sui conti. La Roma se la ride. Noi parassiti, come amano definirci a nord del Po, noi i conti li abbiamo a posto. Noi. NOI Il bilancio della Roma è stato chiuso in sostanziale pareggio. Lo scorso 29 ottobre l’assemblea degli azionisti ha deliberato di coprire la perdita di esercizio di 1.894.330,39 euro attingendo alla riserva di utili. In pratica, è stato rotto il salvadanaio che si utilizza quando si tratta di ripianare un rosso così leggero. Quando durante l’estate la società veniva accusata di non investire sul mercato, c’era una ragione. La Roma era impossibilitata a farlo. Per il principio dell’autofinanziamento, adottato dai Sensi a partire dalla stagione 2004/05, non si può spendere ciò che non si possiede. E nel corso del 2009 la Roma ha posseduto meno rispetto al recente passato. Come viene spiegato nel resoconto intermedio di gestione (al 31 marzo 2010), la mancata partecipazione alla Champions League si è riflessa, inevitabilmente, sulle voci in entrata. «Il conseguimento del sesto posto in campionato – viene spiegato nella relazione che accompagna il documento di bilancio – ha determinato il diritto a disputare i preliminari dell’Uefa Europa League e l’esclusione dalla Uefa Champions League, influenzando significativamente l’andamento dei ricavi e proventi conseguibili nell’esercizio in corso e dei conseguenti flussi di cassa disponibili, tenuto comunque conto del mantenimento di una rosa competitiva e di elevato standard tecnico». Meno soldi al botteghino, minori introiti da diritti tv e flessione dei ricavi da gare. Allo stesso tempo, però, la società ha tentato di mantenere alto il livello di competitività. Tradotto: non ha venduto i pezzi pregiati della rosa, provando a far quadrare in qualche maniera i conti. Non è stato semplice. Però la Roma ci è riuscita. LORO Ma quale modello Nord, ma quale locomotiva settentrionale. Prendiamo l’Atalanta. È vero, ha chiuso l’ultimo bilancio con un utile 7,5 milioni, che poi al netto delle imposte si riducono a 4. Ma nella stagione 2006/07 a Bergamo avevano chiuso con un buco di 6,5 milioni. Lassù magari non lo ammetteranno mai, ma l’inversione di tendenza potrebbe essere stata merito anche del confronto con la realtà romana e romanista. A Udine i Pozzo non sono stati obbligati a immettere capitali per mettere una toppa al bilancio. Il club bianconero (utile di 8 milioni) compra sul mercato solo una volta contenuti i costi di gestione, messi in cassaforte i diritti tv e i soldi delle sponsorizzazioni. Anche a Torino ora copiano il modello Roma. Dopo anni di grandi spese, la Juventus ha finalmente deciso di contenere le spese. Oddio, in parte: stando alle cifre del secondo semestre del 2009, chiuso con un attivo di 14,6 milioni (come nel 2008), l’ad Jean-Claude Blanc ha percepito uno stipendio di 2,67 milioni. Soldi meritati? Vediamo. La Vecchia Signora è riuscita a prendere più gol dell’Atalanta retrocessa, non ha centrato l’obiettivo minimo della Champions e ha fatto dell’Olimpico di Torino terra di conquista. La stagione è stata fallimentare. Il Milan ha chiuso il bilancio 2009 con un rosso di 9,8 milioni. Ed è andata pure bene. L’anno prima il disavanzo era stato di 66,8 milioni. Anche la Milano rossonera ha compreso, dunque, il significato della parola austerity. E di un’altra parola egualmente importante: vivaio. Se per anni è stata data la caccia al fuoriclasse di turno, adesso a Milanello il fuoriclasse lo fanno in casa. Arrivano tardi. A Trigoria, dove quest’anno è stato centrato uno scudetto Allievi e quello Giovanissimi è svanito solo in finale (proprio contro il Milan), da quando è arrivato Bruno Conti sono cresciuti fior di giocatori. Tra cui un certo Daniele De Rossi, che vale da solo 20 anni di investimenti sul settore giovanile (per l’esercizio 2009 la cifra accantonata è stata di 1.869.921,87 euro e per Daniele si dice che siano stati offerti 40 milioni). Peggio del Milan ha fatto l’Inter. Molto peggio. Il club di Moratti ha fatto registrare il peggior passivo del 2009, con 431,55 milioni di debiti a fronte di 66,34 milioni di crediti. Il rosso è stato di 154,4 milioni. Quasi 300 miliardi di vecchie lire. Da quando nel ’95 Moratti ha acquistato l’Inter, le perdite totali sono state pari a 1,15 miliardi. Il patron ne ha coperte una parte, staccando assegni per 740 milioni. L’Inter però ha vinto tutto. Vero. Ma è facile quando puoi fregartene dei principi contabili. E se poi ti capita come nella stagione 2007/08 di ricevere pure una ventina di aiutini arbitrali, allora vai tranquillo. Lo scudetto è assicurato. Meglio allora secondi e poveri. Ma quantomeno onesti. Il Romanista

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