Mettere le mani avanti non è mai cosa buona ma la storia del calcio italiano impone mille cautele. A dire il vero basterebbe solamente ripercorrere, senza troppa attenzione, i momenti salienti di Roma-Inter, per capire come anche questa volta, gli arbitri potrebbero risultare decisivi nella lotta scudetto. Ciò che è successo sabato, è scivolato via senza troppi clamori, solo perchè, alla fine, la squadra più forte ha vinto. Morganti e i suoi assistenti hanno provato in tutti i modi a falsare una gara che può rivelarsi decisiva nella corsa al tricolore sbeffeggiando, con il loro operato, la passione di 70 mila spettatori e qualche miliardo di telespettatori.
Se tutto ciò dovesse continuare, come dovrebbe reagire il tifoso romanista? Sicuramente nel modo più pacifico possibile, ma l’esperienza laziale, di uno scudetto conquistato in piazza, qualcosa dovrebbe suggerire. In un paese e in un calcio senza regole, dove vince il più potente e il più ricco, il più forte, sul campo, spesso soccombe.
Il primo obiettivo dovrebbe essere quello di stare tutti dalla stessa parte, consapevoli che il vero nemico non risiede nei piani alti di Trigoria ma nei piani alti del paese. Per riuscire in questa impresa il metodo migliore è quello di spegnere qualche radio, dove comunicatori improvvisati cambiano direzione alle bandiere con una frequenza maggiore dei cambiamenti del vento. Se tutto ciò non dovesse bastare non rimarrebbe che una protesta di piazza, civile ma ferma per ricordare che i romani sono buoni ma non fregnoni
Ugo Cappa
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