Mancano due giorni ma la sfida fra Juventus e Roma è già iniziata. A porte chiuse, anzi blindate. Se a Vinovo si parla di bunker bianconero, Trigoria sembra il comando generale della Cia che prepara il più grande blitz della storia. La società ha disposto il silenzio stampa fino a sabato sera, eccezion fatta per la conferenza stampa di Ranieri di venerdì, mentre la squadra si allena lontano dagli occhi di stampa e tv. Silenzio assoluto in vista di quella che assume i contorni della partita della vita di Ranieri, ansioso di servire il piatto nemmeno troppo freddo della vendetta a chi lo ha malamente cacciato a maggio scorso. Transenne, reti e partitella sul campo B, quello più lontano dai tifosi e dagli addetti ai lavori. Per assistere al recupero (parziale) di Totti e a quello (quasi completo) di De Rossi bisogna quindi dotarsi di un buon binocolo e di scale improvvisate. Un peccato anche per i tanti tifosi che in questi giorni affollano Trigoria e vorrebbero trasmettere il loro entusiasmo a una squadra ritrovata che in questi giorni segue tabelle di allenamento alla Full Metal Jacket con il sergente Ranieri a trasmettere tutta la sua carica e la sua voglia di rivalsa. La partita è finita 9-2 per la prima squadra (cinque gol di Baptista) in cui però mancavano Toni, Vucinic, Burdisso, Pizarro, Perrotta e Juan. Poche e sfocate, vista la lontananza, quindi le indicazioni. L’unica riguarda il modulo. Ranieri ha provato il 4-2-3-1 con Totti trequartista accanto a un impalpabile Menez (pronto per la tribuna) e Cerci. Il capitano è apparso fisicamente pronto ma ancora non ha lo smalto dei giorni migliori. Sempre più probabile perciò la staffetta con Vucinic che potrebbe subentrare a partita in corso dando “lo strappo” necessario alla gara. La Roma non vince a Torino dal 2001 quando Batistuta e Assunçao piegarono la Juventus di Lippi, Totti non ha mai segnato in Piemonte e in caso di sconfitta si verrebbe rimontati in classifica. Tutti motivi validi per preparare questa partita al meglio. Peraltro la Roma vive un ottimo momento e può permettersi di giocare senza la spada di Damocle che invece pende sulla testa di Ferrara. Un vantaggio, o un’arma a doppio taglio? Leggo
21 gennaio, 2010
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