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3 Luglio, 2009

Solo Totti

Archiviato in: campionato — Tag: — U.C. @ 3:23 pm

Quando Heinz Hinterhuber inaugurò il suo hotel era il 1973. Quell’estate arrivava la Roma di Scopigno, con i ragazzini Agostino Di Bartolomei e Francesco Rocca. Ci tornò Liedholm nel 1979 e ci portò la squadra per quattro anni. Era la Roma di Dino Viola, quella che vinse lo scudetto. La Grande Roma di Falcao, Conti, Nela, Tancredi etc etc. L’hotel, il Royal Hinterhuber, è rimasto lì, appartato, in mezzo al verde, a pochi chilometri da dove sono i campi di allenamento, con tanto di chiosco firmato As Roma store nei pressi e un green da golf per gli svaghi. C’è tutto, dai boschi per il fondo alla palestra per il lavoro sulla forza. Terreni da gioco bellissimi. Da Rocca, Falcao a Totti e Spalletti come Liedholm. Conti qui ci torna da dirigente, Giorgio Rossi c’era e continua ad esserci. A Francesco questi posti li hanno solo raccontati, qui si respira lo scudetto, un profumo che lui conosce, ma che nel 2001 aveva il sapore di Kapfenberg. Altro luogo, altra magìa. Totti è qui a Riscone di Brunico, lui ultimo baluardo della Roma campione d’Italia 2000-2001. E’ rimasto il solo esponente di quella splendida squadra, Montella ha appena dato l’addio al calcio. Il capitano è qui, a pochi mesi dalla scadenza del suo contratto, che tutti dicono si farà presto ma fin ora non c’è traccia. Il capitano però è qui per lavorare con i compagni, non più alle prese con improbabili recuperi lampo da infortuni. E’ qui con molte speranze e tanti, troppi dubbi. Speranze di poter trovare la continuità di rendimento, cosa che gli è mancata nell’ultima stagione. Dubbi soprattutto sul futuro della società, che sta giocando una partita importante, delicata: che ne sarà della sua Roma? Rosella Sensi ha risposto alla domanda, ieri a Trigoria. Davanti alla squadra e ai suoi dirigenti. Ha rassicurato tutti, ha voluto dimostrare che nella Roma decide ancora (e chissà per quanto…) la famiglia Sensi. «Non ascoltate le voci, state tranquilli, cercheremo di fare una squadra competitiva. Qualsiasi cosa succeda, gli stipendi saranno pagati regolarmente, voi dovete solo pensare a giocare. Siamo una società sana, la proprietà siamo noi. Se qualcuno ha la capacità di fare meglio di noi, ascolteremo. Ascolteremo tutto e tutti…». La sintesi del discorso della presidentessa alla squadra, salutata prima della partenza per Riscone di Brunico. Tra l’altro a Trigoria, prima del viaggio verso l’Alto Adige, sono stati esposti altri striscioni dei tifosi contro l’attuale proprietà. Un’altra contestazione.
Ma dopo le parole della presidentessa, Totti non è più preoccupato? Forse lo è ancora. Diciamo che è in attesa di sviluppi. Il mercato è fermo. La società deverecuperare 35 milioni prima di acquistare, «ma siamo già forti così», dice il ds Pradè. Rischiano di partire alcuni big, da Riise a Vucinic, da Juan a Perrotta, perfino De Rossi, che si aggregherà al gruppo il 20 insieme con gli altri nazionali, potrebbe essere sacrificato. Totti spera di rivedere tutti fino alla fine e cominciare con loro la stagione. Certezze non ne ha.
Per adesso il volto nuovo si chiama Stefano Guberti, parametro zero dal Bari. Bravo, ma dovrà dimostrarlo ad alti livelli. Detto di Montella, un altro che non è venuto in Trentino è Simone Loria che, con ogni probabilità, oggi andrà al Torino. Spalletti è pronto per l’avventura. Stavolta in montagna, a differenza degli ultimi due anni. «Conta come lavoriamo, non dove lavoriamo. Fa la differenza la predisposizione. Dobbiamo stare bene e riordinare le idee. La rosa non al completo? Dobbiamo essere bravi a diversificare i lavori. Certo, questa situazione qualche complicazione la crea. I ragazzi però sono molto interessati. Dobbiamo cancellare lo scorso campionato».
La squadra è arrivata ieri intorno alle 20.30, con una mezzora di ritardo. Accolta al Royal da una pioggia battente. Stamani comincia il lavoro. Due sedute di allenamento. Domenica prima amichevole con una selezione locale, il 12 contro il Victoria Pilsen e il 16 a Bolzano contro il Blackburn Rovers. Si ricomincia. Ma quei dubbi restano. Per tutti. Il Messaggero

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